“Le acque dell'Enza: una risorsa per le terre del Parmigiano Reggiano e del Pomodoro” - Comune di Traversetolo

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“Le acque dell'Enza: una risorsa per le terre del Parmigiano Reggiano e del Pomodoro”

“Le acque dell'Enza: una risorsa per le terre del Parmigiano Reggiano e del Pomodoro”

 
“Le acque dell'Enza: una risorsa per le terre del Parmigiano Reggiano e del Pomodoro”

Le acque dell'Enza sono una fonte di energia pulita e una risorsa economica per i Comuni che insistono nella zona; utilizzate a scopi irrigui e idropotabili sono linfa per le terre del Parmigiano Reggiano, per il comparto del Pomodoro, dell'ortofrutta e di tutta l'agricoltura e acqua ottima per i rubinetti.

Dove c'è acqua ci sono ricchezza e migliore qualità della vita e, con l'avvento delle centrali idroelettriche, anche forza energetica pulita, lavoro e sviluppo del territorio. È un bene prezioso, dunque, da tutelare. A farlo ci pensa anche il Consorzio di Bacino Imbrifero Montano (BIM) Torrente Enza, di cui fanno parte i Comuni di Palanzano, Lesignano de’ Bagni, Monchio delle Corti, Neviano degli Arduini, Tizzano Val Parma, Traversetolo. Ha sede a Palanzano e il suo presidente è, dal 2014, il sindaco di quel Comune, Lino Franzini. Le acque dell’Enza partono dalla diga del Lagastrello, o Lago Paduli, per andare alle centrali idroelettriche Enel di Rigoso, Rimagna, Isola e Selvanizza.

Nell’ambito della manifestazione TraversetoloGolosa, si è tenuto il convegno “Le acque dell’Enza: una risorsa per le terre del Parmigiano Reggiano e del Pomodoro”.

Un convegno fortemente voluto dal Comune di Traversetolo, come ha sottolineato il sindaco Simone Dall’Orto, aprendo i lavori. “Si sente parlare di Bim e Federbim , ma non se ne conosce il significato e non si conosce il valore che, all’interno della nostra vallata, hanno - e potrebbero avere - le acque dell’Enza, un oro blu naturale che scende dalle nostre montagne e arriva a valle. Si parla da decenni di invasi e della diga di Vetto, ma non si è mai avuta la forza di portare avanti by partisan, senza contrapposizioni politiche e partitiche, l’ambizioso progetto. Da sindaco della sponda parmense, dico che sarebbe bello uscire da questo convegno con una concertazione per la realizzazione di questo invaso prezioso”.

Sulla necessità dell’opera, avviata e poi interrotta nell’agosto del 1989, ha insistito il presidente di BIM Enza, Lino Franzini: “Se venisse realizzata gli incassi triplicherebbero, in quanto la centrale idroelettrica realizzata a valle della diga avrebbe una produzione di energia elettrica pulita superiore alla sommatoria di tutte le centrali idroelettriche presenti sull'asta dell'Enza, Selvanizza, Isola, Rimagna e Rigoso. Consentirebbe, inoltre, una riduzione di 52 milioni di tonnellate delle emissioni di CO2 in atmosfera, di evitare sia i danni da esondazioni sia quelli da siccità, di realizzare un’area faunistica unica in Emilia-Romagna, porterebbe sviluppo e turismo su queste terre, ora abbandonate e dissestate”.

BIM Enza, come tutti i BIM nazionali, è una realtà che contribuisce concretamente alla valorizzazione dei territori e delle popolazioni montane e collinari, in quanto riconosce loro, attraverso i sovracanoni pagati dagli impianti, parte della ricchezza prodotta dalle centrali idroelettriche situate nel suo perimetro. Da anni fa confluire nelle casse dei comuni introiti che contribuiscono alla crescita della comunità montana delle valli dell’Enza e del Cedra (i gestori di impianti idroelettrici devono corrispondere un’imposta – i canoni idrici - agli enti pubblici locali per la concessione e lo sfruttamento di acque pubbliche con lo scopo di produzione di energia elettrica). Nel 2017 BIM Enza ha incassato dai proventi dei sovracanoni più di 100 mila euro, interamente devoluti in quota parte ai sei Comuni che lo costituiscono. Nel 2018 incasserà oltre 120 mila euro.

“Il futuro dei territori montani dipende dalla capacità di immaginare una crescita intelligente, sostenibile, cooperante e solidale tra i comuni – ha sostenuto Enrico Petriccioli, vicepresidente di FEDERBIM -. Occorre far ripartire il protagonismo dei piccoli comuni, che devono lavorare in squadra, guardando alla green economy. La diga di Vetto è una delle scelte che vanno in questa direzione”.

Cinzia Merli, dirigente dell’Autorità di Bacino distrettuale del fiume Po, ha ricordato alla platea il lavoro del Tavolo tecnico Enza, costituito dopo la problematica estate del 2017, caratterizzata da siccità e bombe d’acqua. “La conclusione – ha detto – è stata quella che occorre guardare al medio e lungo periodo. Per realizzare un invaso ci vogliono anni. L’incarico del Tavolo è stato quello di fare una proposta che coinvolga tutti gli attori del territorio interessati per rispondere alle aumentate esigenze di acque e di approvvigionamento”. E ha ricordato il Piano nazionale invasi che partirà, a livello di ministero delle Infrastrutture, con il nuovo anno.

Le conclusioni della mattinata sono state affidate a Fabio Rainieri, vicepresidente dell’Assemblea legislativa della Regione Emilia - Romagna, che ha dato la sua piena disponibilità a portare avanti la priorità emersa dal convegno. “Mi assumo volentieri l’onere come consigliere regionale, da condividere con quelli di Parma e Reggio, di provare a ripartire, vista anche l’apertura sul tema da parte dell’assessore Gazzolo, dopo anni di chiusura totale. La diga non rappresenterebbe solo lavoro nell’immediato, ma benessere sociale, oltre che la possibilità, per gli agricoltori, di avere l’acqua quando serve e non averla quando sarebbe un danno. In più, rappresenterebbe un indotto turistico. Occorre una presa di posizione forte, di sindaci, associazioni di categoria, realtà territoriali, al di là del colore politico e delle diverse competenze espresse”.

Presenti anche Luigi Spinazzi, presidente del Consorzio di Bonifica parmense, e Mattia Reggiani, presidente delle Associazioni Consorzi irrigui della Val d’Enza.


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