Donazione al Museo Brozzi del Ritratto di Ugo Mutti - Comune di Traversetolo

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Donazione al Museo Brozzi del Ritratto di Ugo Mutti

Donazione al Museo Brozzi del Ritratto di Ugo Mutti

 
Donazione al Museo Brozzi del Ritratto di Ugo Mutti

Traversetolo: Donazione al Museo Renato Brozzi del Ritratto di Ugo Mutti da parte della famiglia Mutti

 

La famiglia Mutti, della azienda Mutti S.p.A., ha donato al Museo Renato Brozzi il Ritratto di Ugo Mutti in bronzo (2021), dall’originale in terracotta realizzato dall’artista traversetolese nel 1951.

La cerimonia si è svolta sabato 11 giugno nella Sala Consiglio della Corte Agresti.

La donazione ha un valore sentimentale e simbolico: l'opera fa parte della storia della famiglia Mutti. Il busto, come racconta il dottor Marcello, è stato scolpito "in casa" e questo richiama alla memoria ricordi preziosi che la famiglia ha il piacere di condividere con la comunità nella quale opera, alla quale appartiene con orgoglio, e con il Museo.

La consegna è stata anche l’occasione per approfondire, in un convegno, l’arte del ritratto in Brozzi e la figura di Ugo Mutti nella storia del pomodoro.

Al termine, è stato proiettato il cortometraggio “Ugo, storia di una piccola grande idea” ispirato appunto a Ugo Mutti, inventore del “tubetto del ditale” per la conservazione del concentrato di pomodoro. Per il video clicca QUI.

Nell’aprire il pomeriggio, Elisabetta Manconi, vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Traversetolo ha ricordato: “Siamo qui per dare onore e merito alla donazione da parte dei Mutti al Museo. Questo evento si inserisce all'interno di un discorso più ampio, anche di livello regionale, di valorizzare i personaggi illustri del territorio; in questo caso personaggi che hanno dato risalto al paese dal punto di vista agricolo e imprenditoriale, la famiglia Mutti, e artistico, Renato Brozzi”.

Ha poi portato il suo saluto Daniele Friggeri, sindaco del Comune di Montechiarugolo, che ha sottolineato come l’iniziativa sia un segnale di continuità nella collaborazione con l'amministrazione di Traversetolo: “l'unica strada per dare visibilità e risalto alle eccellenze dei nostri territori in tutto il mondo. E la famiglia Mutti è sicuramente una famiglia che spicca, che ha voluto impiantare e far crescere la propria azienda qui: un'azienda leader nella lavorazione del pomodoro che rimane, pur avendo la possibilità di essere in qualsiasi altra parte del mondo. E, in questo ultimo periodo, molto attenta alla sostenibilità e alla rigenerazione del territorio. Questo potenzia il legame tra azienda e comunità”.

Confermando quanto sostenuto dal sindaco Friggeri, sull’attaccamento e l’attenzione al territorio, nonostante ormai l'azienda sia leader in sette paesi del mondo, Michele Laterza, responsabile Comunicazione e sostenibilità Mutti S.p.A., ha letto il saluto di Marcello Mutti, nel quale l’imprenditore ricorda come “nei primi anni ‘50 Renato Brozzi fosse spesso dai Mutti, fermandosi giornate intere a Piazza per modellare in argilla i suoi capolavori”. A quei tempi Marcello Mutti era un ragazzino di 10 anni e, affascinato dal lavoro di Brozzi, stava spesso in disparte ad osservarlo. “L’artista, ogni tanto, mi chiedeva se desideravo che mi modellasse con l’argilla qualche animaletto (lucertole, piccoli pesci, ecc). In pochi minuti compiva l’opera, che veniva posta al sole ad asciugare, diventando poi di mia proprietà: ripensandoci oggi, che profondo rammarico provo a non aver tenuto questi piccoli capolavori!”. “Alle sculture del ‘grande animaliere’ – conclude Mutti nel suo ricordo - , si aggiungeva qualche busto di persone della nostra famiglia; di mia madre e, come nel caso presente, di mio zio Ugo che, per ricordarne la memoria, ho l’onore di poter offrire al Museo di Traversetolo”.

È seguito l’intervento di Anna Mavilla, curatrice onoraria del museo, che ha parlato della produzione ritrattistica di Renato Brozzi, che “copre mezzo secolo e comprende ritratti di famigliari, di amici, di sodali e di esponenti di importanti famiglie parmensi, come il Ritratto di Ugo Mutti in terracotta patinata, la cui fusione in bronzo, realizzata nel 2021 dalla Fonderia D’Arte De Guidi Angiolino e Cristian di Valeggio sul Mincio, entra oggi nella collezione del Museo dedicato all’artista traversetolese”. “In tutti questi ritratti – ha proseguito Mavilla - l’artista preferisce la rappresentazione più pura, piena di uno sguardo di rispetto e di amicizia, come anche nel Ritratto di Ugo Mutti, rappresentato così come le fotografie dell’epoca ce lo mostrano: il naso importante, la bocca lievemente increspata da un sorriso appena accennato sotto i baffi e l’immancabile cravatta lavallière annodata con voluta trascuratezza in un immenso fiocco. Ma soprattutto con quell’atteggiamento di sfida e fierezza che doveva caratterizzarlo nella sua vita di imprenditore contraddistinto da inventiva, perseveranza e sentimento”.

Gianantonio Cristalli, del liceo artistico statale “Paolo Toschi” di Parma, partendo dalla proiezione di una fotografia che ritrae Renato Brozzi al lavoro, è entrato nel suo argomento, il mestiere dello scultore, che ha illustrato attraverso un percorro di immagini tratte dal museo. “In queste foto è mostrato l’iter che Brozzi seguiva per realizzare una sua scultura: prima schizzi grafici, quindi un disegno di progetto, poi la realizzazione in argilla/gesso della scultura quindi la fusione in bronzo”. Per meglio chiarire questo modus operandi, Cristalli ha scelto due sculture, la Coppa del liutaio e il Monumento di Casarano in Puglia. “Questo metodo di lavoro seguito dall’artista è legato alla tradizione dell’antico mestiere dello scultore, non tutti lo seguono, ma è il percorso consigliabile, che dimostra la vera professionalità dello scultore: dall’idea alla realizzazione tridimensionale”.

Giancarlo Gonizzi, dei Musei del Cibo, ha rievocato la storia, curiosa e affascinante, di come “dall’immaginifico studio di un pittore si sia arrivati al regno delle casalinghe” (nel 1841, negli Stati Uniti, un ritrattista, John G. Rand, aveva avuto l’idea di costruire un tubetto di stagno, morbido da maneggiare e pieghevole, che permetteva, con una chiusura, di conservare la fluidità del colore) e di come “l’uso del tubetto in ambito alimentare fu la naturale conseguenza dell’evoluzione sociale e tecnologica registrata tra XIX e XX secolo”. Negli anni ’50, poi, in Italia si affaccia sul mercato, grazie a nuove tecnologie, un tubetto estruso da piccole pastiglie di alluminio. “La notizia non sfugge a Ugo Mutti – ha raccontato Gonizzi - che in quegli anni guida, coi fratelli Ferdinando, Giovanni e Francesco, l’omonima azienda conserviera. Il 24 aprile 1951 esce dallo stabilimento di Piazza il primo tubetto di concentrato di pomodoro in alluminio della storia. Una confezione per quegli anni rivoluzionaria. Confezione che forse lo stesso Ugo Mutti decise di chiudere con un ditale in plastica e con un sigillo non anonimo, al punto da dare il nome al prodotto: “il tubetto dal ditale”.

È bello pensare, a settant’anni da quegli avvenimenti - ha concluso Gonizzi - che un imprenditore di Parma, grazie alla sua visione, abbia scritto una pagina nuova nel volume della storia tecnologica dell’uomo”.


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